lunedì 8 novembre 2010

Lettera aperta all'Assoenologi

Al Presidente e al Direttore dell'Associazione Enologi Enotecnici Italiani.

Egregio Presidente, Egregio Direttore,
leggiamo sul sito della Vostra associazione un commento ai pareri della riunione 6/7 luglio 2010 del Comitato Nazionale Vini riguardante le modifiche deliberate al disciplinare dei vini DOC Cirò.
La breve nota riporta:
"Per la Regione Calabria è stata deliberata la modifica del disciplinare dei vini DOC “Cirò”.
Anche per questo disciplinare è stata apportato un adeguamento alla base varietale dei vigneti, privilegiando in ogni caso i vitigni autoctoni Gaglioppo, per il rosso, e Greco per il bianco.
Sono poi state apportate alcune modifiche migliorative nella descrizione delle caratteristiche dei vini al consumo e nelle disposizioni di etichettatura e presentazione dei vini."

Quanto riportato nella nota ci sembra surreale e non fa onore alla professionalità degli enologi.

Riteniamo possibile che, a causa delle numerosissime richieste di modifiche di disciplinari DOC, il Vostro comunicato sia frutto di una valutazione non approfondita nei confronti di una piccola realtà nel panorama delle DOC italiane.

Sicuramente è di Vostra conoscenza che attualmente il Disciplinare della DOC Cirò Rosso privilegia l'utilizzo del Gaglioppo, varietà principe calabrese, prevedendo una quantità minima del 95%.
Nella seduta del 6/7Luglio del Comitato Nazionale Vini è stato invece deliberato che oltre al Gaglioppo si possano utilizzare TUTTE LE VARIETA' AUTORIZZATE in Calabria fino al 20%, con una limitazione al 10% per alcune.

A Voi sembra che questa modifica privilegi il Gaglioppo? A noi no.

Le caratteristiche aromatiche e gustative del Gaglioppo, uniche e non imitabili, saranno di certo pregiudicate dall'utilizzo massiccio di altre varietà. Si verrebbero così a perdere le caratteristiche di tipicità che definiscono il Cirò DOC, senza peraltro definirne altre, visto che a seconda della varietà utilizzata si avranno caratteristiche completamente diverse.
Sfidiamo enologi, sommelier ed appassionati a riconoscere il Cirò quando verrà applicata questa modifica! Non ci sembra un approccio migliorativo delle caratteristiche organolettiche.

Nella nota pubblicata sul Vs. sito, si parla di presunte modifiche migliorative apportate: a cosa si fa riferimento? Forse al valore minimo dell'acidità totale che da 5g/L è stato modificato a 4,5g/L?

A Voi sembra una modifica migliorativa? A noi no.

E' riconosciuto che buoni valori di acidità sono correlati ad una buona qualità del vino sia dal punto di vista organolettico sia per la propensione all'affinamento. Abbassare questo valore non solo peggiora le caratteristiche organolettiche e fisico-chimiche del Cirò, ma incentiva anche una viticoltura di quantità, che alle nostre latitudini porta inevitabilmente a bassi valori di acidità.

Migliorativa sarebbe stata invece una riduzione della resa per ettaro, attualmente prevista a 115Q/Ha mentre la media della produzione è di circa 60 Q/Ha (dati FEDERDOC)

Auspichiamo una valutazione più attenta della vicenda ed una presa di posizione coerente con la Vostra professionalità, affinchè nella seduta del Comitato vini che valuterà istanze e controdeduzioni a quanto deliberato, non venga "rottamata" la nostra piccola denominazione.

RingraziandoVi per l'attezione che siamo certi dedicherete alla DOC Cirò, porgiamo
Distinti Saluti

Comitato in difesa dell'identità del Vino Cirò

lunedì 13 settembre 2010

Presentato il ricorso

Siamo arrivati dunque all'epilogo della vicenda "disciplinare del Cirò". Una vicenda che ancora presenta aspetti poco chiari, tanto da poter essere definita un "giallo", anzi un Cirò Giallo DOC.

Alle nostre ripetute richieste di indire un'audizione pubblica, per giungere in modo trasparente ad una modifica condivisa da tutti gli operatori della filiera, si è opposto dapprima il Consorzio di Tutela, poi la Regione Calabria e infine il Comitato vini, organo tecnico del Ministero dell'Agricoltura.

Il motivo del rifiuto non è chiaro. Non si capisce perchè a tutti i livelli abbiano avuto paura del confronto pubblico e democratico. Nonostante la modifica proposta sia stata definita da più parti un suicidio economico, si è voluti andare fino in fondo sostenendo un'idea di Cirò "insostenibile".

Dicevamo, siamo all'epilogo. A questo punto l'estrema possibilità di fermare questa indegna manovra è affidata al ricorso presentato al Ministero, con il quale chiediamo che:

  • I vini Cirò rosso e rosato devono essere ottenuti esclusivamente da uve Gaglioppo

o in subordine considerare che nella composizione ampelografica le uve a bacca bianca previste dal vigente disciplinare vengano sostituite SOLO dalle varietà autoctone storicamente presenti nel cirotano atte ad apportare colore e quindi che l'art. 2 venga così modificato:

  • I vini Cirò rosso e rosato devono essere ottenuti da uve prodotte da vigneti aventi, nell'ambito aziendale, la seguente composizione ampelografica:

Gaglioppo minimo 95%
possono concorrere alla produzione di detti vini le uve a bacca rossa delle varietà Greco Nero, Magliocco, da sole o congiuntamente fino ad un massimo del 5%.

Le ragioni di questa richesta si fondano su quattro motivi principali:


  • La possibilità di utilizzare TUTTE le uve a bacca rossa di varietà idonee alla coltivazione nella Regione Calabria compromette l'identità territoriale e culturale del Cirò Rosso;
  • L'art. 2 della proposta di disciplinare non ha il consenso degli attori della filiera vitivinicola del Cirò;
  • La perizia giurata (che rappresenta il supporto tecnico scientifico), allegata dal Consorzio alla richiesta di modifica del disciplinare, non è sufficiente ad attestare la validità della richiesta;
  • Non esiste tutela rispetto a possibili variazioni future della base ampelografica;
A questo link è scaricabile il ricorso completo in formato PDF.

Ricordiamo che il ricorso verrà sostenuto da Slow Food Italia che in questo comunicato ha annunciato pieno appoggio alle nostre ragioni.

Ringraziamo tutti coloro che sinora hanno condiviso la nostra battaglia e chiediamo un ultimo sostegno condividendo e divulgando questo comunicato.

Ad ogni modo, indipendentemente dall'esito del ricorso, si sta concretizzando fra i produttori firmatari, l'idea di creare un gruppo di Vignaioli Indipendenti, che si darà regole comuni per la produzione del vino Cirò coerenti con le richieste avanzate nel ricorso.

domenica 29 agosto 2010

Tu me provochi e io te magno

Spulciando nel web a volte si ritrovano (leggi qui) e (qui) dei post chiaramente frutto di un'approssimativo approccio alla notizia.

Se però la notizia riguarda la vicenda del disciplinare del Cirò, la precisazione (polemica) è d'obbligo.

In questi post si sostengono le tesi del Consorzio e si riporta a supporto il comunicato stampa del Consorzio datato Luglio 2009(!!)

La polemica non riguarda però i contenuti del comunicato stampa, ormai superato, quanto un modo di informare ambiguo e tendenzioso che vorrebbe far credere ai lettori che questa modifica del disciplinare sia stata voluta e votata dalla maggioranza dei produttori del Cirò.

Ebbene come si può chiaramente verificare dalla tabella seguente, estratta dal verbale di quella assemblea(?) del Consorzio che votò(?) all'UNANIMITA' (!!) la modifica, i votanti rappresentano il 22,73% (ventidue virgola settantatre!!) della produzione potenziale delle uve Cirò.

Appena il 2,73% al di sopra del 20% richiesto. Altro che maggioranza di produttori!!

Che la legge permetta, poi, di poter proporre le modifiche con una rappresentatività minima del 20% , questo non significa che siamo in presenza di un modello di democrazia.

Titolare Superficie Rappresentata Uve Rivend. In Q.li Vino prodotto in hl. Vino Imbott. In hl. Voti attribuiti
Coop Ha 68.83.80



Coop “ 73.48.80



Cantina “ 145.87.00 10.496 6.322 4.752 263
Cantina “ 16.48.00 1.563 950 754 29
Cantina “ 19.66.00 587 410
12
Cantina “ 60.33.00 7.281 4.747 2.021 160
Cantina “ 5.00.00 517 350 210 8
Cantina “ 3.00.00 246 160 21 6
Cantina “ 45.00.00 3.361 2.351 3.362 116
Cantina “ 6.90.00 830 580
16
Cantina “ 26.50.27 466 326
10
Cantina “ 15.00.00 1.410 980
30
Cantina “ 29.48.48 3.241 2.267
63
Cantina “ 5.83.00 523 360
14
Cantina “ 73.85.00 7.630 5.348 1.668 186






TOTALI ha 595.23.35 38.151 24.763 12.788 913

Superficie iscritte all'albo vigneti DOC Cirò --------- HA --- 1431
(fogli all. n.3 C.C.I.A.A. -KR)

Superficie rivendicate dagli Ass. come da prospetto
di cui sopra ----------------------------------------- HA - --595
pari al 41,50%

Produzione potenziale uve DOC Cirò ---------------- TON. 16786
(vedere fogli CCIAA – KR)

Produzione uve doc rivendicate come da prospetto -- TON. 3815
pari al 22,73%

N.B. Abbiamo evitato di indicare i nomi dei votanti, perchè la nostra è una battaglia per difendere l'identità del Vino Cirò e non contro qualcuno.

Slow Food Italia difende il Cirò

Sempre più ampio in tutta Italia il fronte dei sostenitori della difesa dell'identità del vino Cirò.

Negli ultimi giorni dopo l'articolo di Mauro Erro (qui), molti altri hanno scritto e commentato: il wineblog di Luciano Pignataro in primis nostro sostenitore della prima ora che a più riprese ha sollevato il problema, Vinocalabrese.it, Barbara Brandoli su Divinoscrivere e il seguitissimo blog Intravino con un articolo (qui) di Antonio Tomacelli che provocatoriamente auspica la morte veloce della denominazione.

Articoli che hanno sucitato molti commenti e discussioni, ripresi anche sui social network come Facebook.

Infine è arrivata la nota ufficiale di Slow Food Italia che riportiamo integralmente.

Non finiremo mai di ringraziare quanti hanno preso a cuore la questione della nostra piccola denominazione e invitiamo i produttori del Cirò ad una sana riflessione ed a una chiara presa di posizione.

Giovedì 26 agosto si è riunito a Vibo Marina il coordinamento Slow Food Calabria alla presenza del presidente della Fondazione Slow Food per la Biodiversità, Piero Sardo, per discutere tra le altre cose della notizia di modifica del disciplinare di produzione del vino Cirò.

La modifica del disciplinare che consentirebbe l’introduzione di vitigni diversi dal Gaglioppo, il vitigno storico di Cirò, è stato approvato sia dalla maggioranza dei produttori del consorzio che dalle istituzioni. Per fortuna un gruppo di produttori che come noi credono che la viticoltura italiana debba assolutamente privilegiare le varietà locali e tradizionali ha intenzione di presentare ricorso contro questa modifica. Slow Food appoggia e appoggerà in toto questo ricorso: crediamo che la biodiversità vitivinicola sia un grandissimo valore soprattutto in Italia e che affidare le proprie strategie commerciali ad una maggiore omologazione dei vini in una concorrenza globale, che si fa sempre più agguerrita e al ribasso, sia profondamente sbagliato. Fare Cirò in modo tradizionale, rispettando le specificità dell’uva e le sue caratteristiche organolettiche sia possibile, anzi necessario. Un vino Cirò che preveda i soliti Cabernet e Merlot non può che prima o poi andare in contro ad un disastro commerciale e chiediamo a tutti coloro che credono in una viticoltura naturale, rispettosa delle tradizioni e delle caratteristiche dei territori di appoggiare questo ricorso e di fare pressioni presso le istituzioni affinchè non si dia seguito a questo errore.


Slow Food Calabria

Slow Food Italia

Fondazione Slow Food per la Biodiversità

Vinocalabrese.it

Luciano Pignataro Wine Blog

giovedì 26 agosto 2010

Sul web si parla del disciplinare del Cirò


Mentre sul web la critica enogastronomica discute della "questione" Cirò, a Cirò il Consorzio è troppo impegnato per rispondere alle questioni poste.

Come mai?

Siamo in piena campagna elettorale!! Per il 30 di Agosto è fissata l'assamblea ordinaria che rinnoverà le cariche consiliari ed eleggerà il nuovo(?) presidente.

Qui si può leggere l'ottimo articolo di Mauro Erro e i comment relativi

sabato 14 agosto 2010

Quer pasticciaccio brutto de via Molè

Il comitato nazionale vini ha pensato di non accettare la nostra richiesta di PUBBLICA AUDIZIONE (leggi qui) e sulla G.U. del 12 agosto è pubblicatoil parere favorevole dato alla richiesta di modifica del disciplinare ( qui il testo completo del disciplinare modificato qui il disciplinare in vigore).

Non si può che definirlo un "pasticciaccio" e non capiamo come nel parere si possa affermare:
 "Esaminata la domanda presentata dal consorzio per la tutela Ciro'
e Melissa intesa ad ottenere la modifica della denominazione di
origine controllata dei vini «Ciro'»;

Visto il parere favorevole della Regione Calabria sull'istanza di
cui sopra;

[il comitato] Ha espresso, nella riunione del 7 luglio 2010, parere favorevole
al suo accoglimento..." (qui il testo completo del parere)

Peccato che:
  • Rispetto alla domanda presentata dal Consorzio è stato approvato un disciplinare sostanzialmente diverso;

  • La Regione Calabria non ha dato parere favorevole all'istanza di cui sopra ma ha presentato un proposta diversa;

  • Il Comitato vini ha dato parere favorevole ad un disciplinare ancora diverso;
Leggendo il parere del comitato vini sembra sia filato tutto liscio, cioè che esista una sola versione del disciplinare presentata dal Consorzio a cui la Regione ha dato parere favorevole e di conseguenza accolto favorevolmente dal Comitato vini.

Nella realtà esistono almeno 3 (tre) versioni sostanzialmente diverse tra loro e quella finale, inevitabilmente, non è supportata da una perizia tecnica che è stata presentata allegata alla prima richiesta.

Quindi il Cirò Giallo DOC continua, chiederemo lumi in sede di ricorso.

In ogni caso resterà un "pasticciaccio".

venerdì 14 maggio 2010

Conferenza stampa

Ieri 13 Mggio nell'aula consiliare del Comune di Cirò Marina si è tenuta una conferenza stampa del Comitato "In difesa dell'identità del Vino Cirò".

Hanno partecipato Giuseppe Marino, primo firmatario della petizione, Mariangela Parrilla dell'azienda Tenuta del Conte, Francesco Maria De Franco enologo e delegato dell'azienda Vigna De Franco, Sergio Arcuri viticoltore.

Ringraziamo le giornaliste del Quotidiano della Calabria, del Crotonese e della Gazzetta del Sud, per aver accolto l'invito e per l'attenzione prestataci.

Nel frattempo si sono tenuti incontri informali con il Consigliere Provinciale Umberto Lorecchio ed il Consigliere Regionale Pacenza, che hanno dimostrato sensibilità al tema ed assicurato un loro interessamento.


martedì 11 maggio 2010

Richiesta di pubblica audizione

Nel comunicato stampa del 25 Luglio 2009 (puoi leggerlo qui) facevamo appello al Consorzio di Tutela per fermare tutte le procedure di modifiche al disciplinare e nello stesso tempo aprire un dialogo con tutti i soggetti coinvolti, per arrivare ad una soluzione condivisa.

Invece, ostinati, come solo i calabresi sanno essere, hanno presentato la richiesta di modifica che è stata pubblicata sul Bur Calabria del 31 Luglio 2009.

Il fronte dei contrari era comunque talmente ampio e autorevole che ci aspettavamo un rigetto di questa fantasiosa richiesta, ma si sa in Italia non bisogna dare niente per scontato e dopo 9 mesi (un vero travaglio) gli ultimi rumors dicono che in Regione Calabria si sia arrivati ad un compromesso.

COMPRO CHEEEE!!

A questo punto vogliamo trasparenza! Non ci importa più di internazionali e di autoctoni, di imbottigliamenti in zona e fuori zona, di rese per ettaro e per pianta.

Vogliamo solo trasparenza, che tutto avvenga alla luce del sole, che tutte le voci interessate abbiano la possibilità di parlare.

E se prevarrà l'irrazionale idea di poter utilizzare decine di vitigni che nulla hanno a che fare con il Cirò, accetteremo l'esito con la serenità derivante da un confronto libero e democratico.

Per tutto questo chiediamo che venga indetta una PUBBLICA AUDIZIONE e a tal proposito abbiamo inviato una lettera alla Regione Calabria e al Ministero Politiche Agricole Alimentari e Forestali, che riportiamo di seguito.


Spett.le
Ministero Politiche Agricole, Alimentari e Forestali

Comitato Nazionale per la tutela e valorizzazione dei vini DOC e I.G.T
Dir. Gen. SACO IX.
Via XX Settembre, 20 00187 ROMA

Spett.le
Regione Calabria-Settore 2 – Dip. Agricoltura
Via E. Molè 88100 – CATANZARO

e p.c. Agli organi di stampa

Cirò Marina, 29 Aprile 2010

Oggetto: Modifica del disciplinare DOC Cirò pubblicato sul BUR Calabria in data 30/07/2009

In riferimento alla richiesta di modifica del disciplinare DOC Cirò in oggetto, avanzata dal Consorzio di Tutela del Cirò e Melissa, facciamo presente che nel periodo precedente alla presentazione, si è costituito un comitato spontaneo “In difesa dell'identità del vino Cirò” che ha promosso una raccolta di firme dei soggetti contrari alla modifica.

L'iniziativa ha trovato il consenso dei Sindaci del Cirotano, dei viticoltori e di molte cantine, ha visto inoltre l'adesione anche di figure di rilievo della ricerca vitivinicola, quali il prof Fregoni e il prof Scienza e di moltissimi estimatori del Cirò in tutto il territorio nazionale.

Questo movimento ha organizzato una pubblica assemblea per discutere delle proposte di modifiche del disciplinare di produzione del Cirò DOC. Assemblea che si è svolta presso il Centro servizi del Comune di Cirò in data 10 Luglio 2009.

L'assemblea, molto partecipata, ha visto la presenza di viticoltori, vinificatori, delle istituzioni pubbliche, nelle figure dei Sindaci di Cirò, di Cirò Marina, di Crucoli, di Melissa e di personalità politiche nella persona dell'On. Nicodemo Oliverio.

Tutti concordi che il processo di modifica del disciplinare del "Cirò DOC" iniziato unilateralmente dal Consorzio di Tutela dei Vini DOC Cirò e Melissa, doveva essere bloccato e ridiscusso.

Pertanto chiediamo che venga indetta una PUBBLICA AUDIZIONE in cui si possano esporre tutte le ragioni, al fine di giungere in modo trasparente ad una soluzione condivisa.

Il comitato in difesa dell'identità del vino Cirò

Alleghiamo alla presente:

  • Testo di petizione IN DIFESA DELL'IDENTITA' DEL VINO CIRO'
  • Firme di adesione alla petizione
  • Corrispondenza con il Consorzio di Tutela del Cirò e Melissa
  • Rassegna Stampa locale e web sull'argomento
  • Comunicati stampa del comitato promotore della petizione

sabato 22 agosto 2009

La superiorità dell'autoctono

In questo post esponiamo, nel modo più semplice possibile, alcuni aspetti tecnici che dimostrano la superiorità del prodotto autoctono rispetto agli "internazionali", fermo restando che la nostra contrarietà sull'utilizzo di varietà internazionali per la produzione del Cirò DOC è legata prima di tutto a motivi culturali ed identitari .

Prendiamo spunto dai dati pubblicati nei bollettini agrometeorologici curati dall' ARSSA e diamo subito uno sguardo alla media 2003-2008 deii parametri meteorologici rilevati dall'ARSSA:

In questo grafico si evidenzia che, in provincia di Crotone, il periodo Luglio-Agosto sia quello più caldo dell'anno, con temperature massime superiori ai 30° C e quelle minime sopra i 20° C.

Ebbene, questo periodo coincide con la fase di piena maturazione delle varietà internazionali, e le alte temperature a cui sono sottoposte le uve pregiudicano sia gli aromi, sia i valori di acidità e di pH, oltre che la qualità dei polifenoli (antociani e tannini).

Il Gaglioppo, di contro, ha una maturazione lenta (si raccoglie nella prima-seconda settimana di Ottobre) quando le temperature massime scendono sotto i 30° C e le minime sono al di sotto dei 20°, condizioni che preservano aromi e acidi.

Tutto questo è confermato dai campionamenti settimanali dell'ARSSA, che valutano i livelli di maturazione delle cultivar di vite diffuse nella provincia di Crotone.


Facendo il confronto tra il Gaglioppo (o il Magliocco) e il Cabernet Sauvignon, si nota che a valori comparabili di zuccheri, si contrappongono valori di acidità totale e di pH decisamente sfavorevoli per il Cabernet Sauvignon, che potranno solo peggiorare con il procedere della maturazione.

In definitiva, in questa breve disamina tecnica viene fuori che "autoctono" non è una categoria dell'anima, ma è frutto dell'adattamento alle condizioni pedoclimatiche che alcune varietà di vite hanno condotto nei millenni, dando luogo a prodotti che tecnicamente non hanno bisogno di ulteriori interventi.

Sfatiamo dunque il mito, tanto caro ad una "moderna" enologia, che tutto si possa fare dappertutto con la stessa qualità.

Finiamola di definire "migliorativi" vitigni che sono grandissimi nella loro terra d'origine, ma assolutamente mediocri in altri contesti.

sabato 25 luglio 2009

Comunicato stampa

Siamo giunti al momento dei bilanci. Il 31 Luglio scade il termine di presentazione per le modifiche ai disciplinari dei vini DOC e a tutt'oggi non è dato sapere se è stata presentata o è in via di presentazione la modifica di disciplinare del Cirò DOC.

Innanzitutto ringraziamo tutti i firmatari della petizione, le istituzioni che hanno condiviso e portato avanti la nostra battaglia, il popolo di internet che su Facebook, blog e altri canali hanno diffuso la petizione, i blogger che attraverso i loro post ci hanno sostenuto e hanno confermato che la nostra iniziativa ha delle fondate ragioni e non una sterile polemica provinciale e personale.

Fin dalla lettera iniziale (che invitiamo a ri-leggere) allegata alla petizione, non ci siamo detti contrari ad una modifica ma abbiamo escluso l'utilizzo di varietà non Calabresi, ponendo tre questioni fondamentali: culturali, tecniche e di democrazia e trasparenza.

Questa impostazione è stata condivisa da moltissimi amici ed estimatori del Cirò (un migliaio di adesioni sotto varie forme), che rispecchia il largo rifiuto sul territorio cirotano a modificare il disciplinare nelle forme proposte dal Consorzio di Tutela del Cirò.

Tra i viticoltori la contrarietà è quasi unanime, infatti:

La principale cooperativa di viticoltori (CA.VI.C) è contraria.

L'associazione “Vignaioli del Cirò”, presieduta da Francesco Porti, è contraria.

L'associazione di viticoltori “Domenico Ferraro”, presieduta da Franco Librandi, è contraria.

Tra le Cantine:

L'Azienda Librandi (che non fa parte del Consorzio) rappresenta quasi il 50% del DOC Cirò ed è contraria.

Aziende come le Cantine Riunite del Cirò e Melissa, Tenuta del Conte, Facente e altre piccole realtà come Colli Capoano, Vigna De Franco, Crapisto sono contrarie.

Inoltre siamo a conoscenza di altre aziende che, pur essendo contrarie, hanno evitato di esporsi.

I Sindaci dei 4 comuni (Cirò, Cirò Marina, Melissa e Crucoli) hanno dichiarato la loro contrarietà.

Lo stesso Consorzio di Tutela nel comunicato stampa del 2 Luglio '09 a proposito delle varietà internazionali afferma:

“[...] vitigni, Merlot e Cabernet, poco diffusi nel territorio, poco amati dai contadini, e francamente poco probabili in una scelta di uvaggio in un momento in cui tutti tendiamo a scegliere vuoi per qualità e unicità, vuoi per moda, i vitigni autoctoni”

Quindi dopo queste considerazioni ci chiediamo: come mai tanta ostinazione nel continuare a considerare le varietà non calabresi? Come mai il Consorzio, coerentemente con quanto scrive, non aggiunge nella proposta di modifica una semplice frase: “ad esclusione di...(indicando le varietà escluse)”?

Noi una risposta ce la siamo data e non è una pura fantasia, ma ormai di dominio pubblico tanto da essere pubblicata (e mai smentita) da “il Crotonese” del 22 Maggio a pag. 23 dove si afferma:

“[...] il fine ultimo è quello di legalizzare la frequente vinificazione di uve prodotte da vitigni diversi dal Gaglioppo e Greco bianco, dando concreta attuazione ai principi di legalità, trasparenza e tracciabilità”

Concetto ribadito sempre su “il Crotonese” del 30 Giugno. Siamo di fronte, in definitiva, ad una sanatoria di evidenti condizioni di illegalità.

Allora la domanda è: cosa hanno fatto sinora gli organi preposti al controllo? Hanno controllato? Con quali risultati? (ricordiamo che il Consorzio di Tutela del Cirò è autorizzato al controllo “erga omnes” cioè verso tutti, associati e non associati).

Pertanto facciamo appello al Consorzio di Tutela perché fermi tutte le procedure in corso per le modifiche al disciplinare e apra un dialogo con tutti i soggetti coinvolti, per arrivare ad una soluzione condivisa.

Nello stesso tempo invitiamo il Consorzio a farsi carico dei suoi compiti istituzionali di tutela del vino Cirò DOC e del rispetto della legalità e, se esistono situazioni anomale, attivare attraverso gli organi preposti le procedure per il declassamento dei vigneti o per imporre un reinnesto sui vigneti illegali.

Non vorremmo che per il Cirò si possa ripetere un caso Brunello, dove per riportare la legalità è intervenuta la magistratura. Non vorremmo questo perché sarebbe un grave danno all'immagine di tutto il Cirò e all'economia di tutto il territorio che si ritroverebbe a pagare la furbizia di pochi. Se dovesse succedere questo, è giusto, allora, che ognuno si assuma le proprie responsabilità.

Oltre agli aspetti legati alle modifiche del disciplinare del Cirò, volevamo evidenziare la mancanza di trasparenza che ha caratterizzato il contesto in cui si è svolta tutta questa vicenda. Anche questa non è una nostra opinione, ma la triste constatazione dei fatti accaduti.

Infatti a tutt'oggi non esiste una proposta di modifica del disciplinare consultabile presso la sede del Consorzio, ci basiamo (associati e non) su comunicati stampa, su copie distribuite e poi modificate, sui “si dice”, “sembra che..”.

Emblematica è la vicenda che ha riguardato la ricerca scientifica che dovrebbe supportare le modifiche: nessuno ha mai avuto modo di leggerla; in una lettera al Sindaco di Cirò Marina e su “il Crotonese” del 22 Maggio si afferma che al Consorzio sono pervenuti gli “ottimi consigli da illustri docenti universitari quali Fregoni, Calò, Bernabei, Scienza, Savino[...]”. Peccato che il Prof. Fregoni e il Prof. Scienza smentiscano ufficialmente e diffidino il Consorzio nell'utilizzo del loro nome per scelte non condivise. Bella figura per il popolo cirotano!

Stesse dinamiche per quanto riguarda l'approvazione delle modifiche: sulla stampa si scrive che è stato approvato in sede di Assemblea dei soci del Consorzio, ma ci sono decine di testimoni che possono affermare in tutte le sedi che l'Assemblea del 26 Giugno 2009 si è sciolta senza alcuna votazione. Quindi: chi ha votato? cosa è stato votato? quando? in che sede? Attendiamo risposte.

In quella sede, inoltre, non si è giunti ad una votazione sulle modifiche al disciplinare, perché oltre al dissenso sulle varietà da utilizzare (art. 2), alcune aziende erano contrarie all'imbottigliamento obbligatorio in zona (art. 5); Ora dalle ultime voci sembra che si sia barattato l'art. 5 (l'imbottigliamento fuori zona) con l'approvazione delle altre modifiche.

Una operazione, se è vera, di bassissimo livello che smentisce quanto affermato dal Consorzio nel comunicato stampa a proposito dell'art. 5:

“[...] limitare l'imbottigliamento alle zone di produzione non significa porre dei limiti al libero mercato bensì evitare speculazioni commerciali sul nome del Cirò, nonché garantire al consumatore finale una più probabile autenticità del vinoi in bottiglia”

Queste vicende ci danno la misura di una classe imprenditoriale che singolarmente è capace di buoni risultati, ma nel suo complesso non riesce a progettare strategicamente il futuro del prodotto Cirò.

Così, di fronte alla scelta tra produrre un prodotto di nicchia qual'è il Cirò (circa 40.000 hL, quantità che potrebbe essere stivata in una sola cantina del Veneto, del Piemonte, della Sicilia o della Toscana) o un prodotto industriale, si sceglie la seconda perché bisogna assecondare il mercato.

Per semplificare: tra il modello Brunello e il modello Tavernello scegliamo il Tavernello perché è il vino più venduto!

giovedì 16 luglio 2009

Svolta l'Assemblea pubblica


(nelle foto: i Sindaci e l'On.Oliverio, il Prof. Nicodemo Librandi, Giuseppe Marino)

Si è svolta venerdì 10 Luglio, presso il Centro servizi del Comune di Cirò, un'assemblea pubblica per discutere delle proposte di modifiche del disciplinare di produzione del Cirò DOC.


All'assemblea, molto partecipata , erano presenti i Sindaci di Cirò Mario Caruso, di Cirò Marina Nicodemo Parrilla, di Crucoli Antonio Sicilia, di Melissa Gino Murgi e l'On. Nicodemo Oliverio.

Tutti concordi che il processo del cambio del disciplinare del "Cirò" iniziato unilateralmente dal Consorzio di Tutela dei Vini DOC Cirò e Melissa, deve essere bloccato e ridiscusso.

Alla discussione ha partecipato anche il prof. Nicodemo Librandi, il quale ha motivato con un lungo intervento l'adesione all'iniziativa di Giuseppe Marino.

giovedì 9 luglio 2009

Assemblea pubblica

I sindaci del comprensorio del Cirò (Cirò, Cirò Marina, Crucoli) indicono un'assemblea pubblica per discutere delle proposte di modifiche del disciplinare di produzione del Cirò DOC.

L'assemblea si terrà domani Venerdì 10 Luglio alle ore 18,00 presso il Centro servizi del Comune di Cirò (qui la mappa)

Sicuramente questo è il risultato della pressione mediatica e della discussione che si è aperta successivamente al nostro appello "In difesa dell'identità del vino Cirò".

Per questo ringraziamo tutti i firmatari della petizione , gli iscritti al gruppo di Facebook, tutti i blogger che hanno riportato la notizia (vedi la rassegna web e la lista dei siti che linkano la petizione), perchè grazie al loro supporto siamo riusciti a sensibilizzare un'ambiente apatico, che stava per accettare con rassegnazione le modifiche proposte.

Il nostro auspicio è che le decisioni vengano prese sulla base di una progettualità che pensi al futuro, attraverso un'attenta valutazione di analisi di mercato, di ricerche scientifiche e salvaguardando le peculiarità culturali ed identitarie che sono parte integrante del prodotto vino.

venerdì 3 luglio 2009

Civò è più chic di Cirò

L'eco della discussione sul futuro del Cirò DOC arriva in America. La notizia è ripresa dal blog On the Wine Trail in Italy redatto da Alfonso Cevola, figlio di calabresi emigrati.
Che un americano parli del vino prodotto nella regione di origine dei suoi genitori, evidenzia quanto forte e simbolico sia il legame del vino con la Terra e la cultura del territorio.
Attraverso il vino raccontiamo le nostre origini, la nostra cultura, la nostra identità, anche (e soprattutto) se siamo lontani da questa Terra, nello spazio e nel tempo. A migliaia di Km da Cirò il nostro vino parla di noi.
Oggi, però, alcuni vogliono che parli con la erre moscia, alla francese, perche Civò è più chic di Cirò.

Luciano Pignataro commenta il comunicato stampa del Consorzio

Riportiamo il commento di Luciano Pignataro al comunicato stampa del Consorzio pubblicato su www.lucianopignataro.it
"Condividiamo il ragionamento del presidente Cianciaruso e lo sottoscriveremmo in pieno solo se ad esso si aggiunge una postilla, condivisa del resto anche da coloro che hanno lanciato l'appello: discutiamo pure delle modifiche, a patto che sia esclusa esplicitamente la possibilità di inserire nel Cirò qualsiasi vitigno internazionale (l.p.)".



giovedì 2 luglio 2009

Comunicato stampa Consorzio di tutela del Cirò

Di seguito pubblichiamo il comunicato stampa del consorzio di tutela dei vini Cirò e Melissa inviato alla nostra mail difesavinociro@gmail.com
Per il momento ci asteniamo da commenti che potrebbero essere male interpretati. In un precedente post abbiamo già scritto "..che la nostra petizione pone problematiche tecniche, culturali ed identitarie, fuori da ogni polemica paesana. Non siamo contro qualcuno, esprimiamo il nostro punto di vista che al momento risulta largamente condiviso".


Modifiche al disciplinare della D.O.C. Cirò

FACCIAMO UN PO’ DI CHIAREZZA

Il Consorzio di Tutela dei Vini DOC Cirò e Melissa, costituito dalla maggioranza degli attori dell’intera filiera vitivinicola del Cirò e Melissa, dopo 40 anni dall’approvazione del disciplinare di produzione (Dpr 2 aprile 1969 con modifica solo sulle tipologie del Dpr 25 settembre 1989) ha ritenuto opportuno e doveroso proporre delle variazioni al fine di difendere la territorialità, migliorare la qualità, tutelare il consumatore e rafforzare l’immagine del vino più famoso di Calabria, patrimonio dell’intera comunità.

Tali proposte sono purtroppo interpretate male e strumentalizzate da chi del Cirò sa ben poco o, ancor più grave, da chi del Cirò se ne vergogna, scatenando una guerra mediatica che porta solo ad un ulteriore impoverimento dell’intero territorio.

Dei 9 articoli che compongono l’attuale disciplinare, le variazioni proposte toccano 5 articoli, nella fattispecie gli art. 2, art. 4, art. 5, art. 7, art. 8. Oggetto di tanto clamore è la modifica proposta all’art. 2. Nessun accenno, di consenso o dissenso è stato riscontrato in merito alla modifica di altri due articoli (art. 4 e art. 5) che riteniamo fondamentali per il miglioramento qualitativo e soprattutto per la tutela di quell’identità che molti invocano, senza essere a conoscenza delle reali problematiche agricole, di territorio e di mercato che minacciano seriamente l’intera filiera, viticultori in primis.

Iniziamo con l’art. 4, rimandando solo in ultimo l’art. 2.

L’ art. 4 prevede una riduzione della resa massima per ettaro con obbligo di diradamento in caso di eccessiva produzione. Una minor produzione per ettaro, a parità di densità di piante, è uno strumento di miglioramento della qualità delle uve e quindi del vino.

L’art. 5 prevede che l’imbottigliamento dei vini Cirò rosso, rosato e bianco debba essere effettuato all'interno delle zone di produzione. Ad oggi, è possibile trovare sugli scaffali dei vini Cirò imbottigliati in altre regioni d’Italia o addirittura all’estero, con marchi di fantasia a prezzi a dir poco offensivi per il nostro territorio e tutto il lavoro che sta dietro una bottiglia di Cirò. Limitare l’imbottigliamento alla zona di produzione non significa porre dei limiti al libero mercato bensì evitare pure speculazioni commerciali sul nome del Cirò, nonché garantire al consumatore finale una più probabile autenticità del vino in bottiglia.

L’art. 7 introduce nel disciplinare il logo del Consorzio (secondi in Italia dopo il Chianti classico) che dovrà essere obbligatoriamente apposto sulle fascette identificative sul collo della bottiglia, a riconoscimento dell’avvenuto controllo del Consorzio ed a maggior tutela del consumatore finale.

Le modifiche agli altri articoli sono conseguenza delle modifiche di cui sopra, dell’art. 2, nonché dell’adeguamento alle norme comunitarie che regolamentano la materia.


Arriviamo al tanto discusso art. 2.

Attualmente il disciplinare prevede che il Cirò rosso e rosato siano composti per almeno un 95% da uve Gaglioppo e per un restante 5% da uve Greco bianco e/o Trebbiano toscano.

Fino a pochi giorni fa, nessuno aveva mai contestato il disciplinare di produzione perché prevede un 5% di Greco bianco, che non può che peggiorare la qualità visiva del vino aggiungendo del vino bianco ad un vitigno per sua natura scarico di colore, e di Trebbiano toscano, che oltre a presentare le stesse problematiche, di autoctono non ha veramente nulla. Tant’è che fino a prova contraria tutte le aziende dichiarano di produrre i propri vini Cirò rosso DOC con il solo Gaglioppo.

E questo sempre per mantener fede ad un disciplinare datato 1969, in cui per una moda di mercato che voleva vini da monovitigno e per una maggiore produttività in vigna, si è privilegiato il solo Gaglioppo sebbene i vigneti del cirotano fossero caratterizzati in parte da tanti altri vitigni a bacca rossa. Dal libro “Descrizione ed istorica narrazione dell’origine e vicende politico-economiche di Cirò” di Giovan Francesco Pugliese del 1849, vol 1°, pagg. 58-62 si evince come in quegli anni il vigneto cirotano fosse composto da 10 “razze bianche da mosto” e da 10 “razze nere da mosto… sparse in confuso per tutto il vigneto”. E ne fa un elenco: “Gaglioppo di 3 specie per la diversa grossezza, Gaglioppo a testicoletto, Piede longa (Olivella), Infarinata, Lagrima, Tenerella, Sanseverina (Colorino), Canino, forse la migliore per mosto, Lagrima a testicoletto, che anche si mangia, Norella o Tintiglia (Alicante n.d.a.)”. E ne cita altrettante a bacca bianca e oltre 20 “razze da mangiare”. Pugliese scriveva ancora “Diffuse le vigne da perdove si pensò da’ Cirotani di sostenersi alla concorrenza accrescendone la quantità, e perciò si moltiplicarono le uve troppo acquose, nere, e bianche mischiate, e si scemò il prezzo derivante dalla qualità. In commercio si desiderava vino colorito brillante, rosso cupo e spiritoso…”. Dunque le esigenze di mercato ritenute da qualcuno moderne e quindi non da assecondare, sono datate 1849.

Arriviamo alla modifica. È previsto un allargamento facoltativo, e sottolineiamo facoltativo, della base ampelografica dei vini Cirò rosso, rosato e bianco ad altri vitigni autorizzati e raccomandati per la regione Calabria per un massimo del 20%. Le uve dovranno pervenire esclusivamente da vigneti situati nell’area della doc e non da fuori regione come qualcuno in mala fede afferma. Ciò significa che una vigna del Cirò potrà, e solo se il viticultore vorrà, essere composta da minimo un 80% Gaglioppo e massimo un 20% di altri vitigni consentiti. Allargare la varietà dei vitigni a quelli raccomandati dalla regione Calabria non significa aprire le porte agli internazionali, bensì ad altri vitigni autoctoni (a bacca nera: Calabrese, Castiglione, Greco nero, Magliocco canino, Marsigliana nera, Nerello cappuccio, Nerello mascalese, Nocera, Prunesta e altri; a bacca bianca: Guardavalle, Guarnaccia, Incrocio Manzoni 6.0.13, Malvasia bianca, Montonico bianco, Moscato bianco, Pecorello e altri) già iscritti nel Registro Nazionale delle Varietà di Vite, e a tutti quei vitigni (Infarinata, Pedilongo ecc.) che verranno catalogati in seguito alle ricerche finanziate dalla regione Calabria svolte dall’azienda Librandi. Solo e soltanto se catalogati e autorizzati possono essere inclusi nella base del Cirò. È evidente, come questa proposta di variazione sia solo frutto di una più attenta analisi del passato ed un progetto di ripristino della base ampelografica che ha caratterizzato i vigneti del Cirò per 2 millenni, modifica che auspichiamo possa essere la carta vincente per conquistare nuovi mercati. Allora ci chiediamo se su una lista di oltre 30 vitigni, bisogna paralizzare un siffatto progetto di miglioramento qualitativo per l’introduzione di soli 2 vitigni, Merlot e Cabernet, poco diffusi nel territorio, poco amati dai contadini, e francamente poco probabili in una scelta di uvaggio in un momento in cui tutti tendiamo a scegliere vuoi per qualità e unicità, vuoi per moda, i vitigni autoctoni? Il Nobile di Montepulciano, l’Aglianico del Taburno, il Montepulciano d’Abruzzo, il Cannonau di Sardegna, il Taurasi, il Picolit, e l’elenco sarebbe molto lungo, consentono queste introduzioni, senza pregiudicarne la territorialità.

E perché il 20%? E non il 30%? O il 5%? Ironizzando rispondiamo, perché allora non tutto il cucuzzaro? Anche questa ci sembra una sterile polemica funzionale al non fare!

Lontano dalle nostre parole l’ingiuria e le polemiche, questa contestazione ci sembra solo una scusa per mettere il bastone tra le ruote all’operato del Consorzio ed al suo presidente. E siamo pronti a sfidare chiunque a giudicare un vino “non territoriale”, o ancora peggio “omologato e standardizzato” ad altri vini, un vino che abbia almeno l’80% di Gaglioppo, vitigno tipico cirotano, unico nel panorama internazionale e solo qui coltivato. Chi sostiene questo, vuol dire che non conosce sufficientemente il nostro vitigno e le sue peculiarità organolettiche.

Se poi non modificare il disciplinare per preservare l’identità secondo l’accezione di talune aziende, significherebbe continuare a proporre vino Cirò anche al di sotto dei 2 Euro o ancor peggio vedere la propria riserva di punta proposta sugli scaffali intorno ai 6 Euro, iva e ricarico inclusi, e magari proporre vini IGT a prezzi decisamente più alti, frutto di ingenti investimenti fuori dalla tanto amata e salvaguardata zona DOC, beh, allora noi non ci stiamo.

Così come non sottostiamo al furbo di turno con un pelo sullo stomaco più radicato degli altri che, raggirando il disciplinare, propone sul mercato vini inevitabilmente giudicati moderni, buoni, di qualità e soprattutto apprezzati da tutte quelle persone che bevono il vino per la propria bontà, per la propria bevibilità a prescindere dai disciplinari e dalle belle parole di qualche filosofo del vino che raramente ha messo un piede in vigna e mai ha venduto una bottiglia di vino, da tutte quelle persone che non hanno l’opportunità di bere il vino insieme al produttore con le sue spiegazioni sulle caratteristiche del vitigno motivando eventuali pregi o difetti, e da tutti quelli che bevono Cirò ignorando che sia fatto da solo Gaglioppo, ma solo perché sono state in Calabria, perché è una delle DOC più storiche d’Italia, più famose del Sud, magari anche perché prodotta e commercializzata da un gruppo di aziende storiche e neonate che hanno deciso di consorziarsi e che vivono quotidianamente le problematiche della DOC, del territorio, del mercato, di far quadrare i propri bilanci, di garantire i posti di lavoro a centinaia di persone e che hanno a cuore il futuro del Cirò più di chiunque altro, perché prima di voler del male al Cirò dovrebbero voler del male a se stessi!

Consorzio di Tutela Vini Cirò e Melissa D.O.C.

martedì 30 giugno 2009

Cirò Giallo DOC





Fino a ieri sera il colore più conosciuto del Cirò DOC era Rosso. Questo colore era declinato nelle versioni Rosso Classico, Rosso Classico Superiore, Rosso Classico Superiore Riserva.

Da oggi il colore che va per la maggiore a Cirò è il GIALLO visto il mistero che avvolge le vicende del disciplinare di produzione del Cirò.

Decine di soci che hanno partecipato all'assemblea dei soci del Consorzio di Tutela del Cirò possono affermare che l'Assemblea si è sciolta senza alcuna votazione, la notizia è stata riportata anche da Luciano Pignataro e da questo blog.

Ma oggi, , gli stessi soci apprendono dalla stampa locale (il Crotonese a firma Patrizia Siciliani) che l'assemblea ha approvato le modifiche al disciplinare.

Quindi chiediamo l'intervento congiunto di Perry Mason, Ellery Queen e della Signora in Giallo per rispondere a queste domande:

È una notizia vera? Se è falsa perchè è stata data?

Cosa è stato scritto sul verbale di assemblea?

Chi ha votato? Cosa è stato votato?

Chi è la fonte della notizia visto che la giornalista non era presente?

Ma soprattutto da oggi di che colore è il Cirò DOC?

Forse noi “Cani Randagi” non abbiamo capito la bontà del progetto, perché il fine ultimo del Consorzio era quello di ottenere un vino unico ed inimitabile: il CIRO' GIALLO DOC.


lunedì 29 giugno 2009

Cani Randagi

Per chi non è Calabrese forse è difficile intendere completamente il significato della definizione CANE RANDAGIO, o “cane sciolto”.

Semplificando, vengono definiti “cani randagi” degli individui che si muovono senza un fine preciso, arrecando danno alla collettività o al gruppo sociale a cui appartengono.

Ebbene, questa iniziativa, cioè la petizione “In difesa dell'identità del vino Cirò”, è stata definita "opera di CANI RANDAGI".

La prima reazione da Cirotani e Calabresi è stata di rabbia. Ma, da poeti quali siamo, abbiamo superato la superficie del significato comune e abbiamo inteso che non volevano offenderci, ma dare atto del nostro spirito libero.

Esiste, infatti, nel parlare comune calabrese un'altra definizione che si contrappone a “cane randagio” e cioè CANE DA PALAZZO. Sono questi degli individui che riportano la voce del palazzo a cui sono legati, incapaci di un pensiero autonomo, sempre alla catena.

Allora si, siamo CANI RANDAGI e non “cani da palazzo” , capaci di un pensiero libero fuori dagli schemi precostituiti imposti da una realtà provinciale, innocui se isolati, pericolosi se uniti.

Ed oggi siamo in tanti.

sabato 27 giugno 2009

Nessuna decisione all'assemblea del Consorzio

L'assemblea dei soci del Consorzio di tutela vini Cirò e Melissa DOC non ha deliberato in merito alla proposta di modifica del disciplinare del vino Cirò.

Ricordiamo che attualmente il disciplinare prevede l'utilizzo del Gaglioppo nella misura minima del 95% e del Greco Bianco o Trebbiano per il restante 5%.

Nella proposta di modifica avanzata dal Consorzio di Tutela del Cirò e Melissa si prevede la possibilità di utilizzare oltre al Gaglioppo tutte le varietà a bacca rossa autorizzate dalla Regione Calabria nella misura massima del 20%.

Tra queste varietà sono presenti vitigni internazionali quali Cabernet Franc, Cabernet Sauvignon e Merlot, ma anche Aglianico, Barbera, Traminer, Sangiovese che nulla hanno a che vedere con la tradizione vitivinicola del Cirò.


La mancata approvazione della modifica non significa che il pericolo sia scampato, bisogna mantenere alta la guardia e continuare a sostenere la battaglia per non perdere una identità millenaria
.

Non siamo degli immobilisti ma riteniamo che in un'eventuale modifica del disciplinare del Cirò Rosso Doc vengano autorizzate oltre al Gaglioppo esclusivamente varietà autoctone calabresi.

Ringraziamo pubblicamente tutti coloro che sinora hanno firmato la petizione e ci hanno sostenuto in modi diversi, in particolare Luciano Pignataro (che si dimostra informatissimo tanto da precederci nel dare la notizia), Franco Ziliani e tutti i blog che hanno ripreso la notizia.

giovedì 25 giugno 2009

Assemblea del Consorzio di tutela del Cirò e Melissa

Domani 26 Giugno 2009 alle ore 11,00 presso la torre aragonese di Torre Melissa è convocata l'assemblea dei soci del Consorzio di tutela dei vini Cirò e Melissa.

All'ordine del giorno l'approvazione delle modifiche al disciplinare del Cirò DOC.

Attivo il forum difesadelciro.com

Siamo convinti che per progettare il futuro del vino Cirò e del territorio cirotano sia necessaria una sana ed approfondita discussione tra tutte le posizioni in campo.

Per questo abbiamo attivato un forum dove tutti possono lasciare un commento, l'indirizzo è:
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