venerdì 14 maggio 2010

Conferenza stampa

Ieri 13 Mggio nell'aula consiliare del Comune di Cirò Marina si è tenuta una conferenza stampa del Comitato "In difesa dell'identità del Vino Cirò".

Hanno partecipato Giuseppe Marino, primo firmatario della petizione, Mariangela Parrilla dell'azienda Tenuta del Conte, Francesco Maria De Franco enologo e delegato dell'azienda Vigna De Franco, Sergio Arcuri viticoltore.

Ringraziamo le giornaliste del Quotidiano della Calabria, del Crotonese e della Gazzetta del Sud, per aver accolto l'invito e per l'attenzione prestataci.

Nel frattempo si sono tenuti incontri informali con il Consigliere Provinciale Umberto Lorecchio ed il Consigliere Regionale Pacenza, che hanno dimostrato sensibilità al tema ed assicurato un loro interessamento.


martedì 11 maggio 2010

Richiesta di pubblica audizione

Nel comunicato stampa del 25 Luglio 2009 (puoi leggerlo qui) facevamo appello al Consorzio di Tutela per fermare tutte le procedure di modifiche al disciplinare e nello stesso tempo aprire un dialogo con tutti i soggetti coinvolti, per arrivare ad una soluzione condivisa.

Invece, ostinati, come solo i calabresi sanno essere, hanno presentato la richiesta di modifica che è stata pubblicata sul Bur Calabria del 31 Luglio 2009.

Il fronte dei contrari era comunque talmente ampio e autorevole che ci aspettavamo un rigetto di questa fantasiosa richiesta, ma si sa in Italia non bisogna dare niente per scontato e dopo 9 mesi (un vero travaglio) gli ultimi rumors dicono che in Regione Calabria si sia arrivati ad un compromesso.

COMPRO CHEEEE!!

A questo punto vogliamo trasparenza! Non ci importa più di internazionali e di autoctoni, di imbottigliamenti in zona e fuori zona, di rese per ettaro e per pianta.

Vogliamo solo trasparenza, che tutto avvenga alla luce del sole, che tutte le voci interessate abbiano la possibilità di parlare.

E se prevarrà l'irrazionale idea di poter utilizzare decine di vitigni che nulla hanno a che fare con il Cirò, accetteremo l'esito con la serenità derivante da un confronto libero e democratico.

Per tutto questo chiediamo che venga indetta una PUBBLICA AUDIZIONE e a tal proposito abbiamo inviato una lettera alla Regione Calabria e al Ministero Politiche Agricole Alimentari e Forestali, che riportiamo di seguito.


Spett.le
Ministero Politiche Agricole, Alimentari e Forestali

Comitato Nazionale per la tutela e valorizzazione dei vini DOC e I.G.T
Dir. Gen. SACO IX.
Via XX Settembre, 20 00187 ROMA

Spett.le
Regione Calabria-Settore 2 – Dip. Agricoltura
Via E. Molè 88100 – CATANZARO

e p.c. Agli organi di stampa

Cirò Marina, 29 Aprile 2010

Oggetto: Modifica del disciplinare DOC Cirò pubblicato sul BUR Calabria in data 30/07/2009

In riferimento alla richiesta di modifica del disciplinare DOC Cirò in oggetto, avanzata dal Consorzio di Tutela del Cirò e Melissa, facciamo presente che nel periodo precedente alla presentazione, si è costituito un comitato spontaneo “In difesa dell'identità del vino Cirò” che ha promosso una raccolta di firme dei soggetti contrari alla modifica.

L'iniziativa ha trovato il consenso dei Sindaci del Cirotano, dei viticoltori e di molte cantine, ha visto inoltre l'adesione anche di figure di rilievo della ricerca vitivinicola, quali il prof Fregoni e il prof Scienza e di moltissimi estimatori del Cirò in tutto il territorio nazionale.

Questo movimento ha organizzato una pubblica assemblea per discutere delle proposte di modifiche del disciplinare di produzione del Cirò DOC. Assemblea che si è svolta presso il Centro servizi del Comune di Cirò in data 10 Luglio 2009.

L'assemblea, molto partecipata, ha visto la presenza di viticoltori, vinificatori, delle istituzioni pubbliche, nelle figure dei Sindaci di Cirò, di Cirò Marina, di Crucoli, di Melissa e di personalità politiche nella persona dell'On. Nicodemo Oliverio.

Tutti concordi che il processo di modifica del disciplinare del "Cirò DOC" iniziato unilateralmente dal Consorzio di Tutela dei Vini DOC Cirò e Melissa, doveva essere bloccato e ridiscusso.

Pertanto chiediamo che venga indetta una PUBBLICA AUDIZIONE in cui si possano esporre tutte le ragioni, al fine di giungere in modo trasparente ad una soluzione condivisa.

Il comitato in difesa dell'identità del vino Cirò

Alleghiamo alla presente:

  • Testo di petizione IN DIFESA DELL'IDENTITA' DEL VINO CIRO'
  • Firme di adesione alla petizione
  • Corrispondenza con il Consorzio di Tutela del Cirò e Melissa
  • Rassegna Stampa locale e web sull'argomento
  • Comunicati stampa del comitato promotore della petizione

sabato 22 agosto 2009

La superiorità dell'autoctono

In questo post esponiamo, nel modo più semplice possibile, alcuni aspetti tecnici che dimostrano la superiorità del prodotto autoctono rispetto agli "internazionali", fermo restando che la nostra contrarietà sull'utilizzo di varietà internazionali per la produzione del Cirò DOC è legata prima di tutto a motivi culturali ed identitari .

Prendiamo spunto dai dati pubblicati nei bollettini agrometeorologici curati dall' ARSSA e diamo subito uno sguardo alla media 2003-2008 deii parametri meteorologici rilevati dall'ARSSA:

In questo grafico si evidenzia che, in provincia di Crotone, il periodo Luglio-Agosto sia quello più caldo dell'anno, con temperature massime superiori ai 30° C e quelle minime sopra i 20° C.

Ebbene, questo periodo coincide con la fase di piena maturazione delle varietà internazionali, e le alte temperature a cui sono sottoposte le uve pregiudicano sia gli aromi, sia i valori di acidità e di pH, oltre che la qualità dei polifenoli (antociani e tannini).

Il Gaglioppo, di contro, ha una maturazione lenta (si raccoglie nella prima-seconda settimana di Ottobre) quando le temperature massime scendono sotto i 30° C e le minime sono al di sotto dei 20°, condizioni che preservano aromi e acidi.

Tutto questo è confermato dai campionamenti settimanali dell'ARSSA, che valutano i livelli di maturazione delle cultivar di vite diffuse nella provincia di Crotone.


Facendo il confronto tra il Gaglioppo (o il Magliocco) e il Cabernet Sauvignon, si nota che a valori comparabili di zuccheri, si contrappongono valori di acidità totale e di pH decisamente sfavorevoli per il Cabernet Sauvignon, che potranno solo peggiorare con il procedere della maturazione.

In definitiva, in questa breve disamina tecnica viene fuori che "autoctono" non è una categoria dell'anima, ma è frutto dell'adattamento alle condizioni pedoclimatiche che alcune varietà di vite hanno condotto nei millenni, dando luogo a prodotti che tecnicamente non hanno bisogno di ulteriori interventi.

Sfatiamo dunque il mito, tanto caro ad una "moderna" enologia, che tutto si possa fare dappertutto con la stessa qualità.

Finiamola di definire "migliorativi" vitigni che sono grandissimi nella loro terra d'origine, ma assolutamente mediocri in altri contesti.

sabato 25 luglio 2009

Comunicato stampa

Siamo giunti al momento dei bilanci. Il 31 Luglio scade il termine di presentazione per le modifiche ai disciplinari dei vini DOC e a tutt'oggi non è dato sapere se è stata presentata o è in via di presentazione la modifica di disciplinare del Cirò DOC.

Innanzitutto ringraziamo tutti i firmatari della petizione, le istituzioni che hanno condiviso e portato avanti la nostra battaglia, il popolo di internet che su Facebook, blog e altri canali hanno diffuso la petizione, i blogger che attraverso i loro post ci hanno sostenuto e hanno confermato che la nostra iniziativa ha delle fondate ragioni e non una sterile polemica provinciale e personale.

Fin dalla lettera iniziale (che invitiamo a ri-leggere) allegata alla petizione, non ci siamo detti contrari ad una modifica ma abbiamo escluso l'utilizzo di varietà non Calabresi, ponendo tre questioni fondamentali: culturali, tecniche e di democrazia e trasparenza.

Questa impostazione è stata condivisa da moltissimi amici ed estimatori del Cirò (un migliaio di adesioni sotto varie forme), che rispecchia il largo rifiuto sul territorio cirotano a modificare il disciplinare nelle forme proposte dal Consorzio di Tutela del Cirò.

Tra i viticoltori la contrarietà è quasi unanime, infatti:

La principale cooperativa di viticoltori (CA.VI.C) è contraria.

L'associazione “Vignaioli del Cirò”, presieduta da Francesco Porti, è contraria.

L'associazione di viticoltori “Domenico Ferraro”, presieduta da Franco Librandi, è contraria.

Tra le Cantine:

L'Azienda Librandi (che non fa parte del Consorzio) rappresenta quasi il 50% del DOC Cirò ed è contraria.

Aziende come le Cantine Riunite del Cirò e Melissa, Tenuta del Conte, Facente e altre piccole realtà come Colli Capoano, Vigna De Franco, Crapisto sono contrarie.

Inoltre siamo a conoscenza di altre aziende che, pur essendo contrarie, hanno evitato di esporsi.

I Sindaci dei 4 comuni (Cirò, Cirò Marina, Melissa e Crucoli) hanno dichiarato la loro contrarietà.

Lo stesso Consorzio di Tutela nel comunicato stampa del 2 Luglio '09 a proposito delle varietà internazionali afferma:

“[...] vitigni, Merlot e Cabernet, poco diffusi nel territorio, poco amati dai contadini, e francamente poco probabili in una scelta di uvaggio in un momento in cui tutti tendiamo a scegliere vuoi per qualità e unicità, vuoi per moda, i vitigni autoctoni”

Quindi dopo queste considerazioni ci chiediamo: come mai tanta ostinazione nel continuare a considerare le varietà non calabresi? Come mai il Consorzio, coerentemente con quanto scrive, non aggiunge nella proposta di modifica una semplice frase: “ad esclusione di...(indicando le varietà escluse)”?

Noi una risposta ce la siamo data e non è una pura fantasia, ma ormai di dominio pubblico tanto da essere pubblicata (e mai smentita) da “il Crotonese” del 22 Maggio a pag. 23 dove si afferma:

“[...] il fine ultimo è quello di legalizzare la frequente vinificazione di uve prodotte da vitigni diversi dal Gaglioppo e Greco bianco, dando concreta attuazione ai principi di legalità, trasparenza e tracciabilità”

Concetto ribadito sempre su “il Crotonese” del 30 Giugno. Siamo di fronte, in definitiva, ad una sanatoria di evidenti condizioni di illegalità.

Allora la domanda è: cosa hanno fatto sinora gli organi preposti al controllo? Hanno controllato? Con quali risultati? (ricordiamo che il Consorzio di Tutela del Cirò è autorizzato al controllo “erga omnes” cioè verso tutti, associati e non associati).

Pertanto facciamo appello al Consorzio di Tutela perché fermi tutte le procedure in corso per le modifiche al disciplinare e apra un dialogo con tutti i soggetti coinvolti, per arrivare ad una soluzione condivisa.

Nello stesso tempo invitiamo il Consorzio a farsi carico dei suoi compiti istituzionali di tutela del vino Cirò DOC e del rispetto della legalità e, se esistono situazioni anomale, attivare attraverso gli organi preposti le procedure per il declassamento dei vigneti o per imporre un reinnesto sui vigneti illegali.

Non vorremmo che per il Cirò si possa ripetere un caso Brunello, dove per riportare la legalità è intervenuta la magistratura. Non vorremmo questo perché sarebbe un grave danno all'immagine di tutto il Cirò e all'economia di tutto il territorio che si ritroverebbe a pagare la furbizia di pochi. Se dovesse succedere questo, è giusto, allora, che ognuno si assuma le proprie responsabilità.

Oltre agli aspetti legati alle modifiche del disciplinare del Cirò, volevamo evidenziare la mancanza di trasparenza che ha caratterizzato il contesto in cui si è svolta tutta questa vicenda. Anche questa non è una nostra opinione, ma la triste constatazione dei fatti accaduti.

Infatti a tutt'oggi non esiste una proposta di modifica del disciplinare consultabile presso la sede del Consorzio, ci basiamo (associati e non) su comunicati stampa, su copie distribuite e poi modificate, sui “si dice”, “sembra che..”.

Emblematica è la vicenda che ha riguardato la ricerca scientifica che dovrebbe supportare le modifiche: nessuno ha mai avuto modo di leggerla; in una lettera al Sindaco di Cirò Marina e su “il Crotonese” del 22 Maggio si afferma che al Consorzio sono pervenuti gli “ottimi consigli da illustri docenti universitari quali Fregoni, Calò, Bernabei, Scienza, Savino[...]”. Peccato che il Prof. Fregoni e il Prof. Scienza smentiscano ufficialmente e diffidino il Consorzio nell'utilizzo del loro nome per scelte non condivise. Bella figura per il popolo cirotano!

Stesse dinamiche per quanto riguarda l'approvazione delle modifiche: sulla stampa si scrive che è stato approvato in sede di Assemblea dei soci del Consorzio, ma ci sono decine di testimoni che possono affermare in tutte le sedi che l'Assemblea del 26 Giugno 2009 si è sciolta senza alcuna votazione. Quindi: chi ha votato? cosa è stato votato? quando? in che sede? Attendiamo risposte.

In quella sede, inoltre, non si è giunti ad una votazione sulle modifiche al disciplinare, perché oltre al dissenso sulle varietà da utilizzare (art. 2), alcune aziende erano contrarie all'imbottigliamento obbligatorio in zona (art. 5); Ora dalle ultime voci sembra che si sia barattato l'art. 5 (l'imbottigliamento fuori zona) con l'approvazione delle altre modifiche.

Una operazione, se è vera, di bassissimo livello che smentisce quanto affermato dal Consorzio nel comunicato stampa a proposito dell'art. 5:

“[...] limitare l'imbottigliamento alle zone di produzione non significa porre dei limiti al libero mercato bensì evitare speculazioni commerciali sul nome del Cirò, nonché garantire al consumatore finale una più probabile autenticità del vinoi in bottiglia”

Queste vicende ci danno la misura di una classe imprenditoriale che singolarmente è capace di buoni risultati, ma nel suo complesso non riesce a progettare strategicamente il futuro del prodotto Cirò.

Così, di fronte alla scelta tra produrre un prodotto di nicchia qual'è il Cirò (circa 40.000 hL, quantità che potrebbe essere stivata in una sola cantina del Veneto, del Piemonte, della Sicilia o della Toscana) o un prodotto industriale, si sceglie la seconda perché bisogna assecondare il mercato.

Per semplificare: tra il modello Brunello e il modello Tavernello scegliamo il Tavernello perché è il vino più venduto!

giovedì 16 luglio 2009

Svolta l'Assemblea pubblica


(nelle foto: i Sindaci e l'On.Oliverio, il Prof. Nicodemo Librandi, Giuseppe Marino)

Si è svolta venerdì 10 Luglio, presso il Centro servizi del Comune di Cirò, un'assemblea pubblica per discutere delle proposte di modifiche del disciplinare di produzione del Cirò DOC.


All'assemblea, molto partecipata , erano presenti i Sindaci di Cirò Mario Caruso, di Cirò Marina Nicodemo Parrilla, di Crucoli Antonio Sicilia, di Melissa Gino Murgi e l'On. Nicodemo Oliverio.

Tutti concordi che il processo del cambio del disciplinare del "Cirò" iniziato unilateralmente dal Consorzio di Tutela dei Vini DOC Cirò e Melissa, deve essere bloccato e ridiscusso.

Alla discussione ha partecipato anche il prof. Nicodemo Librandi, il quale ha motivato con un lungo intervento l'adesione all'iniziativa di Giuseppe Marino.

giovedì 9 luglio 2009

Assemblea pubblica

I sindaci del comprensorio del Cirò (Cirò, Cirò Marina, Crucoli) indicono un'assemblea pubblica per discutere delle proposte di modifiche del disciplinare di produzione del Cirò DOC.

L'assemblea si terrà domani Venerdì 10 Luglio alle ore 18,00 presso il Centro servizi del Comune di Cirò (qui la mappa)

Sicuramente questo è il risultato della pressione mediatica e della discussione che si è aperta successivamente al nostro appello "In difesa dell'identità del vino Cirò".

Per questo ringraziamo tutti i firmatari della petizione , gli iscritti al gruppo di Facebook, tutti i blogger che hanno riportato la notizia (vedi la rassegna web e la lista dei siti che linkano la petizione), perchè grazie al loro supporto siamo riusciti a sensibilizzare un'ambiente apatico, che stava per accettare con rassegnazione le modifiche proposte.

Il nostro auspicio è che le decisioni vengano prese sulla base di una progettualità che pensi al futuro, attraverso un'attenta valutazione di analisi di mercato, di ricerche scientifiche e salvaguardando le peculiarità culturali ed identitarie che sono parte integrante del prodotto vino.

venerdì 3 luglio 2009

Civò è più chic di Cirò

L'eco della discussione sul futuro del Cirò DOC arriva in America. La notizia è ripresa dal blog On the Wine Trail in Italy redatto da Alfonso Cevola, figlio di calabresi emigrati.
Che un americano parli del vino prodotto nella regione di origine dei suoi genitori, evidenzia quanto forte e simbolico sia il legame del vino con la Terra e la cultura del territorio.
Attraverso il vino raccontiamo le nostre origini, la nostra cultura, la nostra identità, anche (e soprattutto) se siamo lontani da questa Terra, nello spazio e nel tempo. A migliaia di Km da Cirò il nostro vino parla di noi.
Oggi, però, alcuni vogliono che parli con la erre moscia, alla francese, perche Civò è più chic di Cirò.